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Basket: Euroleague Final Four 2013, l'Olympiacos storico o il back-to-back dei reietti Stampa E-mail
Scritto da Michele   
Thursday 16 May 2013
Flash. Intervallo dopo la finalina di consolazione vinta allo scadere dal Cska sul Barca. L'O2 Arena di Londra è appena entrata in quello stato "da stazione ferroviaria" tipico di ogni palazzetto quando nessuna squadra è presente sul campo. L'attenzione rivolta altrove, la musica da sottofondo ad ogni movimento. Ancora un'ora emmezza e su quello stesso parquet si giocherà la finalissima tra Olympiacos e Real Madrid. A bordo campo dei classici cuffioni neri sparano dell'r&b "intuibile" anche a qualche metro di distanza. Il loro proprietario, mani dietro la schiena e sguardo fisso nel vuoto, sta cercando di trovare una concentrazione interrotta troppo spesso dal mondo esterno. Christos, l'assistente allenatore, lo costringe a piegarsi su un fianco e porgere l'orecchio. Tra i due quello che sembra dover scendere in campo sembra il giovane coach, visibilmente sudato, iperattivo e prodigo di consigli accompagnati dal gesto di assenso del testone su cui sono impiantati i cuffioni...

Ci avviciniamo, incuriositi e con una domanda che ci frulla in testa da un po', dopo aver visto il didietro rosso vivo e il suo Cska sculacciato dai greci in semifinale. Non vorremmo spezzare il tentativo di concentrazione del ragazzone con maglia rossa, pizzetto nero curato su un viso perfettamente squadrato e tricipite "hulkhoganesco", ma le chance di interagire informalmente sono pochissime. E ci facciamo avanti. 
La mano che stringiamo è quella di Kyle Hines, velociraptor onnipresente contro i brontosauri moscoviti che di peso e d'intensità ha trascinato i guerrieri del Pireo alla finale d'Eurolega 2013.
Gli facciamo una sola domanda, sperando d'esser meno pizzulliani del "Come pensi sarà la finale?"-"Molto difficile." (...) sentita spesso nelle ultime ore.
Gli chiediamo se in questi giorni ha pensato alle sue origini professionali. A quelle tre stagioni a Veroli nella LegaDue italiana dominata ma mai vinta. Gli chiediamo come ci si senta a distanza di tre anni ad essere uno dei protagonisti principali di una finale d'Eurolega. Lo sguardo che si sposta su di noi, gli occhi che si fanno piccoli e divertiti, sono un buon segno. Poi Kyle inspira forte, sospira, ci guarda e quegli stessi occhi neri ora brillano (gli stessi della foto sotto, col sottoscritto).
"Man, it's unbelievable". E' incredibile. Lo dice scuotendo la testa, sorridendo stupito lui stesso anche in quel momento. Da Quel Momento che sta vivendo. 
Poi ci dice che è nel bel mezzo dell'esperienza più straordinaria della sua carriera, persino meglio dei tempi del Greensboro Coliseum quando venne nominato per la prima volta nella storia della sua università miglior giocatore della Southern Conference.
Quello era il primo Hines, un ghepardo dotato di una reattività e di un fiuto per il canestro rari, una macchina da punti, rimbalzi e stoppate a quattro ruote motrici. Instancabile, fac-totum nel sistema di Mike Dement, un concentrato pauroso di energia e durezza fisica che caricava la propria dinamo interiore ad ogni contatto fisico ricevuto. Ma soprattutto cercato, nonostante il ruolo di lungo e la sua altezza sotto i due metri fossero teoricamente antitetici. 
E dopo Veroli e Bamberg eccolo qua. Contro ogni previsione. Nostra, vostra, di chiunque. In Italia lo chiamavamo affettuosamente il "pivot bonsai". Poi andava in campo massacrando gli avversari.
Ed improvvisamente il nomignolo scompariva, trasformandosi inevitabilmente in MVP, miglior giocatore. L'affetto? Sparito, davanti a tutta quella ferocia sportiva, a quell'agonismo senza pietà alcuna. Ma non imparavamo mai. Ogni volta contavano di più curriculum, tiro morbido, fama, altezza. Hines ci rideva sopra insieme a coach Trinchieri, che l'aveva scoperto al pre-draft 2007 portandolo in Italia. E il rituale si ripeteva ogni Domenica. 
A pensarla bene, il primo Hines e questo s'assomigliano molto.
 
 
Ora è a Londra, da campione d'Europa in carica, con la banda di ragazzi terribili di coach Bartzokas. Kyle Hines, più del simbolo e leader Spanoulis, è l'emblema di questa squadra. Non abbiamo riguardato articoli e statistiche degli ultimi due anni, ma siamo piuttosto sicuri che la maggior parte dei compagni di squadra di Kyle -e lui stesso in primis- siano stati snobbati PRIMA di ogni singola partita europea da molti degli addetti ai lavori e tifosi che non vestissero biancorosso. 
Poi Pero Antic, lungo macedone pluritatuato sempre ai margini dell'impero cestistico, ti infila Quella Tripla assurda dal palleggio da otto metri. Nel secondo quarto della finale d'Eurolega contro un carichissimo Real partito 20-7. A guardarlo, Pero assomiglia più al feroce Vlad (poi fu Dracula) senza capelli che ad un giocatore di basket che ti fa rimontare. Difficile in effetti dargli credibilità, ma intanto Lui ti schiaccia in testa il meno 7 al 14mo minuto di gioco. L'assist, manco a dirlo, è di Kyle Hines.
I primi dubbi iniziano a sorgerti. Sì, lo sappiamo che non mollano questi, ma il Real ha l'80% da tre e duecento volte più talento!
Poi Papanikolau, per talento puro l'eccezione in questo gruppo e finalmente nominato alla vigilia di queste F4 stella nascente dell'Eurolega, viene sfidato vicino al ferro da Suarez. Lo spagnolo segna, con tanto di dedica. Primo errore: a +10 contro l'Olympiacos non occorre provocarli per innescare una reazione rabbiosa già in embrione nei loro DNA
Secondo errore: pensare che Loro ti concedano il secondo di tregua della gloria post-canestro. Non è così, Loro in carriera non hanno mai riposato un secondo per arrivare, con lavoro, sudore e abnegazione, dove sono Ora. Perchè dovresti riposarti Tu? Papanikolau non lo domanda a Suarez. Riceve in angolo la palla. Suarez dopo la tripla è tornato in difesa con gambe un po' troppo alte. Papanikolau vede, ne approfitta e lo infila. SLAM DUNK in testa, con urlo belluino allegato.
NOI non molliamo un secondo, riposeremo semmai nella tomba o dopo la coppa alzata, mai prima.
Non te lo dice ma lo pensa decisamente Printezis. L'unica esperienza lontano da casa era finita male: a Malaga, partito come una delle nuove potenziali stelle europee, dopo un discreto primo anno finì in un personalissimo inferno. Tornando a testa bassa e tanta frustrazione in corpo. Dopo il clamoroso tiro della vittoria nell'Eurolega dello scorso anno arrivò la liberazione: il suo Olimpo era ancora lì, dov'era sempre stato, ritornando ad essere quel dio minore per proteggere Giove-Spanoulis. Difesa, botte e canestri di rapina, per continuare a far rimangiare la parola a chiunque l'abbia criticato.
Poi Acie Law THE THIRD perchè così l'ha chiamato mammina si perde un Rodriguez carichissimo in penetrazione. La regola è semplice: devo rimediare. L'azione seguente va dall'altra parte del campo e piazza la tripla mancina del meno 4 senza ritmo. A due minuti dalla fine del secondo quarto. Meno 4, dal meno 17. Law e Printezis, come quasi tutti i compagni, non brillano per bellezza. Ne siamo sicuri: non è un caso. L'album patinato e fashion appartiene alle superpotenze milionarie. NOI al massimo con il nostro faccione su quell'album ci mettiamo gli altri. Posterizzati.
La sfida cresce di livello, il pubblico è più coinvolto, stupito. Ma no dai, al Real quando gli ricapita un'occasione come questa? Non tornerà a vincere Questo Olympiacos vero?!
Ah, dimenticavamo. Alla palla a due della finale d'Eurolega 2013 per l'Olympiacos ha da poco saltato..Josh Powell, che il mondo finora ricorda soprattutto come gran sventolatore di asciugamani sulla panchina degli ultimi Lakers campioni Nba. Ovviamente il secondo canestro dell'Olympiacos nell'ultimo atto londinese porta la sua firma. Rimbalzo d'attacco e canestro. Non è una coincidenza, trattasi pure del gesto tecnico preferito da Kyle.
 
I greci sono ancora sotto di 4 lunghezze all'intervallo lungo, ma quel 27-10 per i blancos di fine primo periodo non se lo ricorda già più nessuno. La folata di triple firmata Rudy Fernandez, Suarez e Llull è arrivata troppo presto. L'Olympiacos lo sa meglio di chiunque, e nell'ombra attende la preda per azzannarla alla giugulare. I greci vantano nettamente il tifo più numeroso e rumoroso dell'O2 Arena, ma il risultato potrebbe essere ben più simile a quanto accade nelle loro gare ad Atene se il secondo anello strapieno non anestetizasse i cori di mezza tifoseria. In generale peraltro l'atmosfera è più da regular season Nba che da finalissima europea, un fatto strano ma giustificato da un'edizione fortemente voluta in terre vergini per il basket. Non un bel segnale per l'Eurolega e la sua organizzazione, ma la precedenza al solito è del business e per il resto c'è la Devotion (..).

Ecco, se dovessimo dare una definizione dell'Olympiacos in una sola parola sarebbe, scusateci il volgo,"sgamati". E vincenti, ovviamente. Un'enorme ma allo stesso tempo sottilissima differenza dalle precedenti versioni di questa squadra che da tempo immemore inseguiva il sogno europeo. Ironia della sorte, finchè ha continuato a farlo accumulando "figurine" e contratti milionari, non ha mai sollevato la coppa. Anche quando giocò la finale di Parigi contro il Barcellona dopo pochi minuti fu subito chiaro a tutti che il team guidato dal buon Giannakis in panchina e da Teodosic in campo non avrebbe mai vinto. E così pure l'anno successivo, con l'ormai storica eliminazione ai quarti subìta da Siena dopo aver vinto Gara1 al Pireo di 58 punti. 
Ah, il basket. Non pensate minimamente che sia una coincidenza che l'amara sorte degli sconfitti in una Final Four -all'epoca così come oggi- sia toccata ad una squadra di Milos Teodosic. Non abbiamo mai visto coach Messina così sconsolato ed impotente di fronte alla mancanza di carattere (per non dire "palle") -negli attimi cruciali della semifinale- di quello che sarebbe tecnicamente comunque il miglior playmaker d'Europa. L'allenatore italiano ha purtroppo ed a suo discapito toccato con mano cosa significhi avere in squadra un giocatore, anzi, dei giocatori, incapaci di tirar fuori quel qualcosa in più nel momento più importante della stagione. E il suo scatto dalla panchina verso il campo a fine terzo quarto della semifinale contro l'Olymapiacos ne rimarrà il triste simbolo. Quell'urlo di rimprovero mozzato nell'aria prima di diventare suono -e probabilmente insulto- e il successivo mesto ritorno alla sedia, nel loro piccolo e sportivamente parlando c'hanno stretto il cuore più di qualsiasi altro flash londinese.

Al contrario, è stato proprio in Quel Momento che già dalle finali dello scorso anno la cricca ateniese ha mostrato il meglio di sè. Senza il peso di un contratto oneroso e quindi pressante da onorare, senza l'assillo di dover vincere ad ogni costo ma con il desiderio enorme di mostrare finalmente una volta per tutte a tutta Europa quanto valessero, Hines, Law, Antic, Sloukas, Perperoglu, Shermadini, Printezis e compagni hanno semplicemente giocato il miglior basket della loro stagione. Anzi il più giusto, intenso e adatto a Quella Partita, la finale d'Eurolega. Compattandosi in difesa, non mollando un singolo centimetro, immolandosi per l'altro, reagendo di rabbia, istinto ed intelligenza ad ogni contromossa avversaria. Gesti semplici, basilari, ma appunto per questo scontati e spesso -toh!- snobbati. Un taglia-fuori, un rimbalzo offensivo nel traffico, un recupero, un aiuto difensivo, un tiro rinunciato a favore di un compagno, un secondo di tenuta e concetrazione in più rispetto al solito. 
Le stesse armi che hanno distrutto in semifinale la resistenza del Cska, e non casualmente le medesime -unite a qualche sprazzo di classe in più- che hanno consentito al Real di guadagnarsi la finale eliminando nel derby europeo il Barcellona. Una squadra, quella blaugrana, speriamo ormai arrivata al capolinea con un allenatore, Pascual, privo di idee offensive e surclassato prima dall'intensità e poi dalla gestione del connazionale Laso. Se basta un Pete Mickeal in meno e qualche infortunio in più per abdicare in questo modo anonimo e per l'ennesima volta dal palcoscenico continentale, forse significa che la vita di rendita dall'Eurolega 2010 è giunta ormai alla sua sospirata fine.

Poi infine, e qui siam sicuri di dire una banalità evidente, per vincere a qualsiasi livello serve il tocco del campione. Con i "reietti" del basket europeo a costruire fondamenta, scalinate e colonnati del Partenone cestistico dell'Olympiacos, nell'ultimo quarto della finale con il Real è arrivato puntuale il genio dell'ormai leggendario Spanoulis a porre tetto e statua di Minerva luccicante sul capolavoro iniziato dai compagni. I 12 punti dell'ultimo quarto londinese raccontano solo parzialmente del dominio prima mentale e poi tecnico che Vassilis ha esercitato sulla partita e gli avversari. Quando c'è stato bisogno di uscire dalle acque torbide, Lui da vero leader riconosciuto all'unanimità ha risolto sempre con successo. Con un tiro, un assist, un palleggio. Sempre.
Spanoulis è la summa definitiva di questo Olympiacos, un uomo graziato dagli dei
 sia per talento che per furbizia, sangue freddo e polso fermo. Una fusione, quella tra il condottiero greco ed i suoi fedeli soldati, talmente potente da non aver avuto bisogno quest'anno nemmeno del tiro allo scadere per sigillarne la supremazia. Annichilendo il comunque meritevole Real Madrid, colpevole forse solo di non aver sfruttato al meglio il talento offensivo di Carroll, Llull, Rodriguez e Fernandez negli ultimi cinque minuti di gara.
Non è che gli spagnoli non avessero huevos, attributi. Anzi.
Semplicemente l'Olympiacos ne aveva di più. 
Di più di tutto il resto delle squadre d'Europa.

Flash. Usciamo per l'ultima volta dalla sala stampa dell'O2 Arena, sistemata a qualche decina di metri fuori dall'impianto. Sembra non esserci più nessuno in giro, se non qualche addetto ai lavori e qualche volontario. 
Ops, sbagliato. Da dietro l'angolo spunta un vociare sempre più forte. Grida, risate. Sbuca il magazziniere sovrappeso dell'Olympiacos. Fradicio, sta correndo a rotta di collo mentre palleggia goffo il pallone della finale. Subito dietro spuntano altre persone, tutte fradicie e non solo di acqua. Non ci vogliamo credere subito, ma è veramente l'Olympiacos al completo che sta rincorrendo ubriaco e festante uno dei propri più fedeli e divertenti compagni di viaggio. Ci passano ad un metro, gli uni rincorrendo gli altri, e rientrano nel palazzetto continuando a gridare e cantare.
Scorgiamo anche Hines, a petto nudo felice ed in mezzo al gruppo.
Avevamo votato lui come MVP, ma l'Eurolega, sempre in nome di quel business, l'ha ridato a Spanoulis.
Poco male, probabilmente a Kyle e agli altri bicampioni d'Europa attende un'estate dove potranno finalmente monetizzare un successo personale e di squadra epico.
Probabilmente l'anno prossimo non rivedremo più questo Olympiacos squattrinato e commovente.
O forse la dea Minerva presterà anche al basket un po' del suo raziocinio, mantenendo intatto o quasi questo gruppo irripetibile.
Non possiamo prevedere il futuro, ma capiamo almeno una cosa, lasciandoci alle spalle l'O2 Arena.
Il tempo dei bonsai è finito per sempre.
 
Basket Eurolega: Playoff 2013, Road to London - Le quattro elette dopo Gara5 Stampa E-mail
Scritto da Michele   
Monday 29 April 2013
Ci siamo. Anche Gara5 è stata giocata, anche le ultime due partite dei playoff di quest'Eurolega sono state archiviate. Finalmente sappiamo chi si contenderà il titolo contintentale per club tra il 10 e il 12 Maggio 2013 all'O2 Arena di Londra, il palazzetto avveniristico che come ultima partita di basket prima di queste Final4 ha visto andare in scena la stupenda finale olimpica tra Stati Uniti e Spagna la scorsa estate.

Finiti i playoff dicevamo, e definite le quattro elette. Due già le conoscevamo, Cska Mosca e Real Madrid, rimanevano da definire le ultime due, le vincitrici di Gara5.

GARA5 - Euroleague Playoff 2013

Barcellona 64 - 53 Panathinaikos Atene
Dopo le polemiche e le sfide da elmetto in testa dell'OAKA Arena ateniese ci si attendeva una partita indimenticabile anche al Palau Blaugrana, nella bella che avrebbe elmiminato immeritatamente una delle due sfidanti dalla corsa al titolo. Sfortunatamente le attese sono state rispettate solo in parte, con il Pana evidentemente al lumicino delle energie psico-fisiche partito quasi subito in svantaggio e mai più capace di recuperare il gap fino alla sirena finale. Marcelinho Huertas e Tomic dettano i ritmi della prima parte di gara, ma è Navarro a siglare i titoli di coda respingendo l'ultimo assalto di un Diamantidis sottotono e dei suoi Greens. Onore al Pana però, capace di arrivare alla bella dei playoff nonostate un budget ridotto rispetto alla tradizione ed un roster buono ma sicuramente sulla carta non superiore a tante altre squadre di questa stagione. Alla fine è contato il cuore però, fino a dove è riuscito a reggere. Ma a Londra va il Barca, nonostante l'assenza di Mickeal abbia condizionato il suo cammino rischiando quasi di rovinarlo nei due match in Grecia.
Barcellona 3-2 Panathinaikos


Olympiacos 82-72 Efes Pilsen
Ce l'hanno messa veramente tutta. La squadra di Istanbul ha provato ogni soluzione tattica, investendo fisicamente e mentalmente tutto quello che aveva in corpo. Ma non è bastato, e piange il cuore a vedere una squadra così disperatamente alla ricerca di una Final Four che manca ormai dal 2000 uscire alla bella di questi playoff contro un Olympiacos, lo si deve ammettere, sembrato però molto più solido e maturo in tutta la serie. Nel primo tempo la partita è equilibratissima, l'Efes sembra poter accarezzare il sogno costato anni di delusioni e tanti milioni investiti in giocatori ed allenatori, ma nel terzo quarto i greci mettono in campo una difesa ancor più intensa, superando gli avversari senza girarsi più indietro. Lode e gloria a Farmar, encomiabile nel suo adattamento al basket europeo, mentre ha deluso molto Vujacic, addirittura escluso per motivi disciplinari dal roster prima di questa Gara5. Alle Final4 per il secondo anno consecutivo va l'Olympiacos, praticamente immutato rispetto allo scorso anno quando vinse la coppa, e l'idea è quella di ripetersi in un back-to-back storicamente ai limiti dell'impossibile per una squadra che, comunque, nei momenti decisivi sembra sapere sempre come uscirne vincente. 
E se poi Spanoulis è quello chirurgico di questa Gara5, allora veramente impossible is nothing.
Olympiacos 3-2 Efes Pilsen
 
Basket Eurolega: Playoff 2013, Road to London - La situazione dopo Gara4 Stampa E-mail
Scritto da Michele   
Sunday 21 April 2013
E ne rimasero soltanto due.
Delle 4 serie di playoff d'Eurolega ne sono rimaste soltanto due aperte. Real Madrid e Cska Mosca infatti hanno già strappato il biglietto per le attesissime Final Four di Londra, eliminando rispettivamente il Maccabi Tel Aviv e il Caja Laboral Vitoria.
Sono rimaste dunque da decidere solo Barcellona vs Panathinaikos Atene e Olympiacos Atene vs Efes Pilsen Istanbul, con entrambe le serie che vedranno proclamate le vincitrici nello scenario più emozionante di una serie playoff, ovvero la "bella", Gara5.

LE SERIE - Euroleague Playoff 2013


CSKA Moscow vs. Caja Laboral Vitoria 3-1
L'incredibile cuore degli uomini di coach Zan Tabak non è bastato per avere la meglio sul Cska di Messina, ma la clamorosa batosta subita da Mosca in Gara3 nella prima gara in terra basca deve suonare come un vero campanello d'allarme per l'Armata Rossa in vista delle Final4. Se infatti le prime due partite in Russia il Cska era riuscito a conquistarle con relativa facilità, in Gara3 il Caja Laboral, con una difesa di assurda intensità e un super 15/26 da dietro l'arco era riuscito ad accorciare le distanze, apparecchiando la tavola per la tesissima e decisiva Gara4, sempre in Spagna. Gara risolta da un'ignorantissima tripla da nove metri del talento per eccellenza di coach Messina, Teodosic, che prendendosi un rischio elevatissimo sigilla vittoria, serie e Final Four per i suoi, ma con Vitoria ad uscire dagli applausi del suo pubblico e qualche recriminazione arbitrale di troppo per il livello della competizione.

  
Olympiacos Piraeus vs. Anadolu Efes 2-2
Dopo aver preso un ventello nella seconda gara al Pireo l'Efes iniziava Gara3 tra le mura di casa spalle al muro. Farmar e Savanovic però riuscivano finalmente a traghettare con successo la nave di coach Mahmuti nel porto di Istanbul, nonostante la buona prestazione dei greci con Hines, Law e Printezis sugli scudi. Gara4 diventava dunque fondamentale per i destini di una squadra, quella turca, che da tempo immemore non si trovava così vicina ad un traguardo visto ormai da tempo come una chimera. La partita si sviluppava in un batti e ribatti fatto di tanti errori ed equilibrio assoluto, fino al finale cardiopalma risolto da un tap-in al volo di Lucas che pareggiava la serie allo scadere.
E Venerdi 26 ad Atene in un'entusiasmante Gara5 l'Efes Pilsen potrà giocarsi l'accesso alle Final Four, sperando in un Vujacic diverso da quello visto fino ad ora in questa serie (3,5 punti di media).



Barcelona Regal vs. Panathinaikos Athens 2-2
La serie nettamente più bella ed equilibrata delle quattro di questi playoff sta per arrivare alla sua drammatica conclusione. Dopo il supplementare di Gara1 vinto dal Barca toccava al Pana fare la voce grossa in terra straniera espugnando il Palau Blaugrana con una stupenda prestazione tutta cuore, difesa e attributi coronata dalla tripla di tabella del proprio simbolo, Diamantidis, che nell'ultimo minuto di gara risolveva l'ennesimo finale tirato di una serie che non ne vuole sapere di decretare un vincitore. In Gara3 il Pana riusciva a riprodurre lo stesso sforzo agonistico mostrato nellle prime due gare e, sorretto dall'illegale OAKA (30mila persone in un palazzetto da 20mila) si portava in vantaggio con una superba partita di squadra condizionata però dal non-fischio sul tiro di Jasikevicius allo scadere che avrebbe potuto regalare il 2-1 ai catalani. Proprio il lituano, tra i migliori di questa serie nonostante l'età, trascinava in Gara4 il Barcellona alla rimonta, insieme ad un super Navarro e ad un Tomic finalmente efficace, pareggiando la serie sul 2-2.
Fosse per noi prolungheremmo questa serie all'infinito, ma sarà invece Gara5 a Barcellona (Giovedì 25) a decretare chi, tra questi due commoventi guerrieri, continuerà la propria corsa verso la gloria europea.


Real Madrid vs. Maccabi Electra Tel Aviv 3-0
La serie che si pensava avere il risultato più definito sin dalla vigilia ha rispettato i pronostici, con il Real Madrid a spazzare via in tre partite un Maccabi solo lontano parente di quello allenato sempre da Blatt che due anni fa giocò la finale europea a Barcellona contro il Panathinaikos. Nelle due partite a Madrid il team di coach Laso ha fatto a pezzi i canarini israeliani con tutte le armi a disposizione, dal talento sbarazzino di Fernandez e Rodriguez alle triple di Llull e Carroll, mostrando una fiducia nei propri mezzi, una solidità difensiva ed una chimica che potrebbe portare lontanissimo i blancos. In Gara3 a Tel Aviv non bastava il supporto del solito caldissimo della Nokia Arena per regalare almeno la vittoria della bandiera al Maccabi, con il Real dunque a qualificarsi come prima squadra per le Final Four di Londra e ad oggi anche come massima favorita per la vittoria continentale, che manca dal 1995.
 
Basket Eurolega: Playoff 2013, Gara 1, Road to London - Il punto della situazione Stampa E-mail
Scritto da Michele   
Friday 12 April 2013
E' finalmente iniziata la fase più entusiasmante ed eccitante della stagione europea dei canestri, la fase finale dell'Eurolega. Dopo infatti i due maxi-gironi delle Top16 che hanno qualificato 4 squadre per girone, sono stati definiti gli accoppiamenti dei quarti di finale, che tra Martedi e Mercoledi hanno visto lanciare in aria le prime palle a due. Gara1 dunque, e un fattore campo che è stato rispettato completamente.

 
GAME1 - Euroleague Playoff 2013
 
CSKA Moscow vs. Caja Laboral Vitoria 89 - 78
Il Cska del nostro coach Messina non fallisce il primo appuntamento verso la strada del riscatto dall'inopinata finale persa lo scorso anno, e con un primo tempo quasi perfetto su entrambi i lati del campo vince agevolmente il primo scontro con il Vitoria di coach Tabak. Primi due quarti segnati dalle invenzioni di un grande Teodosic (17p, 5ast) e dal talento degli uomini di punta dei russi (Weems, Krstic, Kaun), poi dopo l'intervallo l'orgoglio dei baschi emerge, così il Caja Laboral spinto da Nocioni e Causeur prova a rifarsi sotto, ma l'Armata Rossa non si lascia sorprendere e mette il sigillo sull'1-0. Gara2 ancora a Mosca Venerdì 12 Aprile.
 

  
Olympiacos Piraeus vs. Anadolu Efes 67 - 62
L'Olympiacos gioca la sua solita partita di enorme sostanza e di grandissima intensità difensiva annichilendo l'attacco dell'Efes che ottiene pochissimo dalle sue superstar (Farmar+Vujacic+Savanovic 0/13 da 3). Ma la squadra di Istanbul regge comunque ed adattandosi al ritmo bassissimo della gara costringe a pessime percentuali anche il team di casa. Nel finale risolvono i canestri dell'Mvp Printezis (26p), ma la serie rimane apertissima, anche se l'Efes dovrà provare a strappare Gara2 al Peace and Friendship Stadium di Atene per non compromettere troppo il proprio agognato cammino verso le Final Four di Londra.

Barcelona Regal vs. Panathinaikos Athens 72 - 70 OT
Stupenda partita al Palau Blaugrana, dove il Barcellona orfano di Pete Mickeal fatica enormemente per avere la meglio sull'aggressivo Panathinaikos di Diamantidis. I lunghi atletici dei Greens, Gist e Lasme, mettono in seria difficoltà la frontline avversaria, arrivando al finale in volata. Concitato e pieno di polemiche, sarà un continuo alternarsi risolto solo dagli errori ai liberi di James Gist. Jasikevicius, veteranissima star dell'ultimo decennio europeo e preso dal Barca proprio per queste partite, è decisivo insieme a Navarro.
Attesi tuoni e fulmini in Gara2 sempre in Spagna dopo le dichiarazioni offensive del proprietario del Panathinaikos, decisamente la serie più scopiettante.
 
Real Madrid vs. Maccabi Electra Tel Aviv 79 - 53
Nessuno scampo per il Maccabi nella tana del Real. La profondità del roster di coach Laso, la qualità e la precisione al tiro dei blancos distruggono le speranze dei canarini di coach Blatt che nel primo quarto sembravano poter mettere seriamente i bastoni nelle ruote ad una delle favorite per la vittoria finale. Ma poi Fernandez, Mirotic, Rodriguez & Co. ribaltano l'inerzia, approdando con facilità alla fine dei 40 minuti. Gara2 in programma Venerdì a Madrid, il Maccabi deve ritrovare orgoglio e attributi altrimenti la serie è destinata ad essere la più corta delle quattro. 
 
Euroleague Top16 2011-12, Terza Giornata, il Preview di Unics Kazan vs Milano Stampa E-mail
Scritto da Michele   
Wednesday 01 February 2012

Terza giornata di Top16 con Milano ad affrontare la difficilissima trasferta russa, in casa dell'Unics Kazan a sorpresa -ma non troppo- capolista del girone G. La squadra dell'ex coach del Cska Pashutin, campione uscente della scorsa EuroCup vinta meritatamente al PalaVerde di Treviso davanti ai nostri occhi, arriva alla sfida con due vittorie: quella "prevedibile" sul proprio campo contro l'Ulker e quella pesantissima ad Atene contro il Panathinaikos che solo sette giorni prima aveva distrutto senza troppi complimenti la povera Milano.

L'Olimpia invece ha finalmente colto la prima vittoria di quest'anno solare in casa contro Pesaro, ma durante l'ultima settimana le dichiarazioni sia del presidente Proli che di coach Scariolo hanno gettato più di un'ombra sulla squadra, ammettendo evidenti (e gravi, aggiungiamo noi) sopravvalutazioni estive sulla tenuta mentale di alcuni dei giocatori acquistati per il nuovo progetto affidato al coach bresciano (senza far nomi, Nicholas, Bouroussis e Cook i principali indiziati).
E la vittoria contro la Scavolini, che ha esaltato molti, non ha invece fugato particolarmente i dubbi che nutrivamo sulle condizioni psichiche e tecnico-tattiche dei milanesi, che approdano alle fredde (-20°) pendici degli Urali reduci da uno 0-2 in Top16 che deve per forza di cose essere ribaltato al più presto per conservare speranze minimamente concrete di qualificazione (passano due squadre sulle quattro del girone).
 
Come già riferito segnali incoraggianti in questa direzione s'erano intravisti ad Istanbul contro il Fenerbahce, con una sconfitta onorevole arrivata sull'ultimo tiro sbagliato da Fotsis allo scadere. Ma la tana dell'Unics sinceramente ci sembra molto più ardua come impresa rispetto a quella sfuggita di mano in Turchia, un po' per la trasferta lunghissima ed un fattore campo decisivo ed un po' per la qualità tecnica e di pallacanestro che stanno esprimendo i padroni di casa.
I russi infatti sono una delle squadre più "on fire" di quest'Eurolega, mixando efficacemente talento individuale, atletismo e strenua difesa nonostante la partenza dell'MvP delle scorse F8 di EuroCup Mario Popovic.
La tendenza delle squadre di coach Pashutin è stata sempre quella di curare più la fase difensiva rispetto a quella offensiva, lasciando l'iniziativa in attacco più al talento ed alle letture dei propri giocatori che a rigidi schemi ed esecuzioni. L'imprevedibilità dell'Unics è stata una delle chiavi della superba vittoria all'OAKA Arena contro il Panathinaikos, con i tre migliori realizzatori di questa stagione europea, l'immarcescibile Domercant, il tiratore Lyday ed il lungo Veremeenko ad accumulare 52 degli 89 punti totali, sostenuti alla grande dal supporting cast che annovera tra le sue file anche un certo Lynn Greer -se in serata inferiore a pochi- il lungo dalle mani educate e tiro da fuori Wilkinson ed il gemello americano di Barbosa l'ala Kelly McCarty, un fascio di nervi onnipresente a rimbalzo e sui migliori giocatori avversari grazie anche a braccia infinite e capacità di difendere su almeno tre ruoli. Presenza fisica ed atletica garantita anche dall'esperimento fallito dei Raptors in Nba, il centrone aborigeno Nathan Jawaii, che non avrà le mani ed i movimenti del compagno di squadra Savrasenko ma in quanto a muscoli e potenza atletica ha poco di che invidiare a molti lunghi della competizione. Completano lo scacchiere del Kazan il veteranissimo play Samoylenko, capigliatura lunga corvina e liscia anni 70 ed una garanzia nel dare fiato al reparto dietro nei momenti di bisogno ed il già citato Savrasenko, ormai al lumicino fisicamente ma sempre importante negli equilibri contando un post basso sempre e comunque osservato speciale per la difesa dell'avversario di turno.
 
Come detto dunque partita durissima per l'EA7, che rispetto alla gara con Pesaro proverà a dare ancor più spazio al neo acquisto Bremer cercando di coinvolgerlo maggiormente sui pick and roll centrali con Fotsis e Bouroussis, ma Scariolo avrà bisogno di una prestazione maiuscola da parte di tutti i primi sei uomini della rotazione (ma manca ancora Hairston, e Domercant chi lo tiene?) per tentare di strappare la vittoria alla formazione russa ed ai suoi accesi tifosi, molti dei quali presenti in tribuna con pittoresche divise dell'esercito nazionale a ricordare agli ospiti di turno per che cosa dovranno passare in quei 40 minuti, se oseranno veramente pensare di poter vincere la sfida.
 
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