
L'imaging a risonanza magnetica (MRI) o tomografia a risonanza magnetica (RMT) o semplicemente RM è una tecnica di generazione di immagini, usata prevalentemente a scopi diagnostici in campo medico e basato sul principio fisico della risonanza magnetica nucleare. L'aggettivo "nucleare" è stato inizialmente utilizzato in contrapposizione alla fisica della radiologia convenzionale: il segnale di densità in RM è dato infatti dal nucleo atomico dell'elemento esaminato, mentre la densità radiografica è determinata dalle caratteristiche degli orbitali elettronici degli atomi colpiti dai raggi X.
Si è tuttavia preferito omettere questa ulteriore specificazione, non essendo indispensabile alla definizione, soprattutto per gli equivoci con il decadimento nucleare, fenomeno col quale la RM non ha nulla a che spartire. Anche se non sono usati raggi X per ottenere il risultato, questa modalità è normalmente considerata come facente parte del campo della radiologia, data la complessità della tecnica. L'RM è generalmente considerata non dannosa nei confronti del paziente.
Le informazioni date dalle immagini di risonanza magnetica sono essenzialmente di natura diversa rispetto a quelle degli altri metodi di imaging: infatti è possibile la discriminazione tra tessuti sulla base della loro composizione biochimica. Gli svantaggi dell'utilizzo di questa tecnica sono principalmente i costi e i tempi necessari all'acquisizione.
A prima vista...
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un'immagine di risonanza è simile a un'immagine
ottenuta tramite tomografia computerizzata, dalla quale però si
distingue per il fatto che le ossa, chiare quando viste con i raggi X,
qui compaiono scure. Esternamente le attrezzature per una TC e per una
risonanza spesso sono simili: la principale differenza è la lunghezza
del tubo in cui viene inserito il paziente, più piccola nel caso della
TC, generalmente maggiore nel caso della MRI. In entrambe il paziente,
su un lettino, viene inserito in un anello. Nonostante questa sia la
forma più comune per una macchina di risonanza magnetica umana, altre
geometrie sono possibili (a ferro di cavallo o quadrata, ad esempio).
Il paziente non deve assolutamente indossare oggetti di materiale
metallico potenzialmente ferromagnetico, quali orologi, bracciali,
catenine; particolare attenzione deve essere posta per accertarsi che
il paziente non abbia subito in passato incidenti in seguito ai quali
schegge metalliche possano essere rimaste alloggiate nei tessuti.
Oggetti di materiale ferromagnetico immersi in un campo magnetico
intenso subiscono forze rilevanti che possono provocarne lo spostamento
con conseguente danno ai tessuti, ad esempio nel caso delle schegge che
si trovassero vicino a vasi sanguigni; anche in assenza di tale rischio
la presenza di materiale ferromagnetico, alterando il campo
elettromagnetico cui sono sottoposti i tessuti, può causare un anomalo
riscaldamento dei tessuti circostanti, con conseguente possibile danno.
Fino a poco fa la presenza di protesi, clip vascolari, stent o altri
apparati chirurgici impediva l'esecuzione dell'esame, tuttavia dagli
anni 1990 vengono comunemente utilizzati materiali compatibili con la
risonanza magnetica[1], per cui questa non è generalmente più una
importante controindicazione. I pacemaker invece sono ancora
considerati insicuri.
Le immagini di risonanza magnetica hanno normalmente dimensioni da
256x256 pixel (immagini cardiache) a 1024x1024 pixel (immagini
cerebrali ad alta risoluzione) per una profondità di 16 bit/pixel.
Questo comporta una risoluzione spaziale intrinseca piuttosto bassa
(particolari di 1 mm sono praticamente al limite della visibilità), ma
l'importanza di questo esame sta nel fatto di poter discriminare, per
esempio, tra un tessuto del fegato ed uno della milza (che rispetto ai
raggi X presentano la stessa trasparenza), oppure i tessuti sani dalle
lesioni. I tempi di scansione sono molto più lunghi rispetto alle altre
tecniche radiologiche (un esame completo di risonanza magnetica dura
dai 30 minuti all'ora), e la risoluzione temporale è generalmente
piuttosto bassa (qualche immagine al secondo per le risoluzioni
spaziali inferiori).
Una caratteristica fondamentale della risonanza è la possibilità di
variare la tipologia di contrasto dell'immagine semplicemente
modificando la sequenza di eccitazione che la macchina esegue. Ad
esempio è possibile evidenziare oppure sopprimere il segnale dovuto al
sangue, oppure ottenere informazioni di carattere funzionale invece che
semplicemente morfologico.